12 aprile 2026 – 2ª di Pasqua

At 2,42-47 / 1Pt 1,3-9 / Gv 20,19-31

  • At 2,42-47 – Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.
  • Dal Salmo 117 – Rit.: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
  • 1Pt 1,3-9 – Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.
  • Gv 20,19-31 – Otto giorni dopo, venne Gesù.

Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28)

L’esperienza pasquale ci accompagna ogni giorno; è un’esperienza profonda di incontro con Gesù, dialogo amoroso con Colui che può donarci la vita. L’incontro avviene con gli occhi del cuore, che fa palpitare di vero amore e converte.

Il Vangelo di questa domenica è il passaggio dalla paura alla gioia e al coraggio della fede. Il racconto ci presenta dapprima i discepoli in preda alla paura, poi ce li mostra pieni di fede e di slancio. Fra di loro c’è anche Tommaso; il Risorto lo invita a non essere incredulo, ma credente. Questo è un invito carico di bontà ad entrare in un’altra dimensione. Tommaso reagisce con una parola stupenda, la più solenne professione di fede che incontriamo nel Vangelo: Mio Signore e mio Dio.

E la fede nel Risorto vince la paura, condizione indispensabile per aprirsi al dono della gioia e della pace. Sì, perché la pace e la gioia fioriscono solo nella libertà e nel dono di sé. È Gesù Risorto che ci rende vincitori sulla paura, ci dà il coraggio della verità, della fedeltà alla sua Parola e della testimonianza.

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