03 maggio 2026 – 5ª di Pasqua

At 6,1-7 / 1Pt 2,4-9 / Gv 14,1-12

  • At 6,1-7 – Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.
  • Dal Salmo 32 – Rit.: Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
  • 1Pt 2,4-9 – Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.
  • Gv 14,1-12 – Io sono la via, la verità, la vita.

Se le parole bastassero a rendere migliore il mondo… Discorsi, comizi, prediche, dichiarazioni, interviste, relazioni, conferenze non mancano certo. Per non parlare di libri, giornali, riviste…

A volte si ha l’impressione di annegare nelle parole: le più diverse, le più confuse, le più contraddittorie l’una rispetto all’altra… Come reazione di difesa, si finisce col non dare più peso a nessuna parola. Ma questa non è una soluzione. È piuttosto una tentazione.

Anche le prediche sono parole. Anche il Vangelo è fatto di parole. Tutta la fede cristiana è un «credere alla parola», come dice la prima lettera di Pietro (2a lettura). E secondo l’insegnamento del libro degli Atti, il compito primario dei maggiori responsabili nella comunità cristiana è proprio quello di «dedicarsi al ministero della parola» (cf 1a lettura): questo valeva per gli apostoli nei primi tempi della Chiesa, come vale per vescovi e preti nella Chiesa di oggi.

Ma è molto significativo che questo ministero, nella coscienza degli apostoli, venga strettamente collegato alla preghiera.

Perché «la parola» su cui si fonda la Chiesa, la parola che i ministri della Chiesa devono predicare, è una parola che viene da Dio; e mantiene la sua autenticità e la sua forza solo se si «carica» nel silenzio della preghiera. Altrimenti rischia davvero di trasformarsi in «parole fra le tante».

Ciò che abbiamo da dire nella predicazione, non sono parole nostre: è la parola di Cristo che noi dobbiamo trasmettere. E Gesù Cristo a sua volta afferma: «Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere» (Vangelo).

Gesù stesso è «la Parola» di Dio in carne e ossa (cf Gv 1,1-14): in lui Dio ha detto al mondo la sua parola definitiva; in lui Dio invisibile si è fatto «vedere» dagli uomini: «Chi ha visto me, ha visto il Padre… Io sono nel Padre e il Padre è in me».

Non pensiamo di poter conoscere Dio e il suo pensiero meglio o per altra strada se non cerchiamo di conoscere di più Gesù Cristo e la sua parola: «Se conoscete me, conoscerete anche il Padre».

Parlando di se stesso, Gesù dice cose molto grosse; cose che nessun uomo, per quanto grande e importante, potrebbe permettersi di affermare: «Io sono la via, la verità e la vita…». Proprio per questo Gesù è diventato per molti una «pietra di scandalo» (2a lettura): per tutti quelli che non vogliono riconoscere in lui altro che un uomo fra i tanti, e non scorgono nelle sue parole altro che parole fra le tante.

Cristo è la VIA, perché egli «è uscito dal Padre ed è venuto nel mondo» (cf Gv 16,28) per condurci con sé «nella casa del Padre suo». Dio, «il Padre», è infatti la meta della nostra vita: «Vado a prepararvi un posto… Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me…».

Cristo è la VERITÀ, perché le sue non sono solo parole umane. Noi abbiamo sempre una conoscenza limitata e relativa delle cose… Per questo le parole umane suonano spesso così contraddittorie. In Cristo invece è la parola stessa di Dio che diventa per noi «luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).

Cristo è la VITA, perché lui solo, risorgendo da morte, ha vinto per tutti e una volta per tutte il potere della morte.

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