21 giugno 2026 – 12″ domenica t. ord
Ger 20,10-13 / Rm 5,12-15 / Mt 10,26-33
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non hanno potere di uccidere l’anima (Mt 10.28)
Gesù, nel Vangelo di oggi, ci ripete tre volte: “Non abbiate paura! “. Non lo dice per convenienza, come facciamo noi spesso, per far coraggio a qualcuno. Lo afferma con la testimonianza della sua vita, come uno che ha un unico costante riferimento nell’amore del Padre: “Io e il Padre siamo uno. Mio cibo è fare la volontà del Padre mio!”.
Per questo ci èvicino con la sua paura nelle tentazioni, con l’angoscia nell’orto degli ulivi, con lo strazio disperato sulla croce che lo fa gridare: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato!”.
Ha paura insieme a noi per portarci con lui all’abbandono tra le braccia del Padre: “Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito”. Se la nostra fede è divenuta talmente essenziale da esprimersi tutta con un solo atto di amore: “Sei tu, Signore, l’unico mio bene!”, allora non temiamo più niente. Come quei passeri da due soldi che con la loro serenità ci dicono che nessuno, per quanto piccolo, è dimenticato dal Padre.
Identificati con Gesù, figli nel Figlio, siamo certi che la verità è Dio e mai potrà essere a lungo oscurata e nascosta.
Se siamo e viviamo da Gesù, il Padre ci identificherà con Lui, ci riconoscerà e ci farà partecipi della sua famiglia. Diversamente non ci conoscerà, non ci sarà posto per chi non è figlio nel Figlio.
